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Gli alimenti transgenici sono già una realtà: li possiamo trovare inscatolati sotto forma di conserve nei
negozi e nei supermercati. Secondo le rilevazioni dell’istituto di ricerca britannico
Datamonitor, ingredienti geneticamente modificati sarebbero già presenti, almeno in piccola parte,
nel 60% dei cibi di origine industriale confezionati e commercializzati in Europa. Cinque
varietà di mais, oltre alla soia e a tre varietà di colza importate nel nostro continente
da Stati Uniti, Canada e Argentina, si troverebbero, infatti, in una vasta gamma di prodotti
dolciari e da forno e nelle farine usate per le merendine e i prodotti destinati alla prima
colazione.
Ma neppure cioccolato, alimenti per neonati, biscotti, gelati e circa 30.000 altri prodotti normalmente distribuiti
nei supermercati si sottrarrebbero al fenomeno in quanto contengono anch’essi derivati di mais e soia
geneticamente modificati.
Cosa sono gli OGM?
Un Organismo Geneticamente Modificato (OGM) è un essere vivente il cui DNA è stato modificato mediante
tecniche di ingegneria genetica che consentono l'aggiunta, la modifica oppure l'eliminazione
di elementi genici.
Gli OGM sono spesso chiamati organismi transgenici. I due termini non sono sinonimi in quanto il termine
transgenico si riferisce all'inserimento nel genoma di un dato organismo di geni provenienti da organismi di
specie o addirittura regni diversi (ad esempio geni di origine animale inseriti in piante).
Perchè sono state create le piante transgeniche?
Notevoli le polemiche sui cibi transgenici e la contrapposizione muro contro muro, a livello
internazionale, tra ferventi sostenitori e implacabili detrattori delle tecniche biogenetiche.
Le argomentazioni sostenute dai colossi industriali che guidano l’industria multinazionale
della biotecnologia - tra i quali figurano nomi quali Novartis, AgrEvo, Bayer, Syngenta, Monsanto,
Pioneer Biothec, Astra-Zeneca e Dupont - e che finanziano i progetti e commissionano le sperimentazioni in atto in
Italia e nel resto del mondo, poggiano sul principio che le coltivazioni di organismi transgenici necessitano
di meno pesticidi e risultano più resistenti a condizioni climatiche difficili prospettando un futuro di prodotti
agricoli destinati alle nostre tavole superiori sia in termini di quantità che di qualità.
Con lo sviluppo di colture dotate artificialmente di meccanismi di autodifesa sembra, infatti, sia
stata trovata la soluzione per evitare l’uso massiccio di pesticidi chimici in agricoltura, da sempre una delle principali
fonti di preoccupazione per i consumatori e di forti spese per gli agricoltori.
La pianta ottenuta produce una particolare proteina in grado di eliminare gli insetti nocivi assicurando
maggior produttività, e miglior qualità dei raccolti per chi produce ed una drastica riduzione di sostanze velenose
su frutta e verdura per chi consuma.
Quanto sono diffuse le piante transgeniche?
Nel 2007 la superficie mondiale coltivata ad OGM si attestava attorno ai 90 milioni di ettari, pari a circa 6 volte la
superficie agricola italiana (la superficie agricola mondiale globale è di circa 656 milioni di ettari).
Non c'è niente di cui preoccuparsi? Pareri contrapposti sugli OGM
Da una parte chi, riconoscendo in pieno le potenzialità delle nuove tecnologie applicate alle scienze agricole
e alimentari, fa appello al principio che impone alla ricerca scientifica di procedere senza remore lungo
l’inarrestabile cammino del progresso. Dall’altra chi, invece, sostiene che la manipolazione genetica porterà
inevitabilmente ad alterazioni irreversibili dell’ambiente naturale e della
biodiversità e ad uno squilibrio che finirà per compromettere le possibilità di vita
e di sussistenza sul pianeta.
Se le multinazionali affermano che con gli organismi geneticamente modificati si possono ottenere una lunga serie di
vantaggi come la maggiore disponibilità di cibo per i paesi in via di sviluppo attaverso nuove varietà
che garantiscono maggiori produzioni, la minore deforestazione grazie ad una resa più alta delle colture e cibi
migliorati dal punto di vista della durata e del valore nutritivo, queste argomentazioni non convincono invece chi si
pone dalla parte dell’ambiente, secondo cui a guidare le grandi multinazionali verso la produzione di cibo innovativo
sarebbero soltanto la sete di profitto e il miraggio di incalcolabili aumenti della produttività agroalimentare.
Nessun beneficio diretto ci sarebbe, quindi, per il consumatore, se non rischi per la sua
salute e per l’ambiente in cui vive.
Il timore è che i trasferimenti di gene tra organismi non appartenenti alla stessa specie possano danneggiare
i sistemi immunitari o trasmettere allergie e resistenza agli antibiotici dato che nessuno è in grado, allo stato attuale
delle conoscenze, di stabilire con certezza quali potrebbero essere le eventuali conseguenze a breve e a lungo termine
del disordine genetico creato dal diffondersi di tali pratiche agricole.
Chi dice no alle colture di prodotti transgenici, inoltre, teme che gli Ogm, attraverso microrganismi, possano trasferirsi
nel suolo, oppure, tramite impollinazione incrociata, passare a raccolti organici e convenzionali, contaminandoli,
oppure che la resistenza ai diserbanti dei raccolti transgenici si trasferisca in qualche modo alle piante selvatiche
che crescono nelle aree adiacenti creando nuovi superinfestanti.
Gravi alterazioni potrebbero colpire anche gli insetti coinvolti nel ciclo produttivo di
piante geneticamente modificate, rendendo più resistenti quelli dannosi o, viceversa,
rivelandosi letali per quelli necessari all’impollinazione e alla riproduzione delle specie
vegetali.
Alcuni sementi OGM sono state progettate per produrre piante sterili (come Terminator della
Monsanto), e questo costringerebbe gli agricoltori a ricomprare ogni anno i semi dalla
multinazionale produttrice, che, avendone il brevetto, ne imporrebbe il prezzo.
Accuse comunque respinte da chi opera nel settore delle industrie fornitrici di biotecnologie
e sostiene invece l’utilità di effettuare ulteriori investimenti in questa direzione, secondo cui si
tratterebbe di tecniche in tutto e per tutto in linea con quanto è sempre stato fatto nel
tentativo di creare nuove varietà di piante e animali tramite innesti e ibridazioni.
Le compagnie più potenti, di fronte a sbarramenti dovuti all’imposizione di sottostare a
restrizioni normative che impediscono le sperimentazioni che ne rendono costosa e complicata
la realizzazione, sarebbero costretti a rivolgersi ai paesi del Terzo Mondo, più propensi
ad accogliere coltivazioni di transgenici dietro forti compensi ma meno controllabili dal
punto di vista scientifico e della sicurezza.
In Italia nel 2000 sono stati autorizzati dal ministero della Sanità ben 242 campi agricoli
sperimentali di organismi tutti rigorosamente transgenici. Le regioni maggiormente interessate
sono Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. Si tratta di colture che non producono
per il commercio ma che vengono realizzate per studiarne gli effetti: la legge infatti vieta
di piantare in campo aperto semi biotech, tranne nel caso di ricerche compiute per valutare
la convenienza di tali modificazioni e le possibili conseguenze sull'ambiente.
Greenpeace ha denunciato violazioni dei parametri stabiliti dalla legge (peraltro ritenute
insufficienti dagli ambientalisti) per coltivazioni di questo tipo, come ad esempio il
mancato rispetto della distanza di 200 metri tra campi biotech e culture tradizionali.
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| Pianta |
Notifiche |
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Mais |
245 |
| Bietola |
152 |
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Patata |
117 |
| Pomodoro |
62 |
| Cicoria |
35 |
| Rapa |
11 |
| Grano tenero |
9 |
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Soia |
8 |
| Melone |
8 |
| Zucchino |
6 |
| Cavolfiore |
5 |
| Lattuga |
4 |
| Orzo |
2 |
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Carota |
2 |
| Melanzana |
2 |
| Vite |
2 |
| Orzo |
1 |
| Pruno |
1 |
| Fragola |
1 |
| Arancio |
1 |
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E i mangimi degli allevamenti?
La maggior parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani (ad eccezione di quelli biologici)
viene prodotta con soia e mais geneticamente modificati importati da Stati Uniti, Canada e America Latina. L'Italia
infatti produce meno del 10 per cento della soia di cui ha bisogno.
Alcune piante transgeniche OGM
Flavrsavr: un pomodoro modificato per rallentare il processo di decomposizione. E' la prima pianta transgenica
messa in vendita (USA 1994).
Mon810: è il più comune cereale OGM.
Terminator: sono semi transgenici messi a punto da Monsanto-Pfizerm e programmati a morire dopo il raccolto
(costringendo gli agricoltori a ricomperare ogni anno i semi e a pagare le royalty).
Nota: Le piante OGM necessitano di particolari pesticidi, tutti brevettati dalle stesse
lobbies delle sementi.
Trova le discussioni che parlano di OGM
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