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I succhi di frutta


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succo di arance Con il nome di «succo di frutta», secondo la legge italiana, si indica il prodotto ottenuto dai frutti con procedimento meccanico, che ha colore, aroma e gusto caratteristici dei frutti di provenienza. Dopo la spremitura, i succhi di frutta possono essere sottoposti a filtrazione: ecco perché in commercio si possono trovare succhi torbidi come quello di arancia, in quanto ottenuti per sola spremitura, oppure limpidi come quelli sottoposti a filtrazione oppure trattati con chiarificanti.
Tutti i succhi di frutta in commercio, confezionati in bottiglie, in cartoni plastificati o in lattine, vengono sottoposti a processo di pastorizzazione, trattamento indispensabile per la loro conservazione, ma che provoca una lieve riduzione del valore nutrizionale del succo stesso, soprattutto a carico del contenuto vitaminico.
Il consumo di succhi di frutta è in netta ascesa in Italia: 331 milioni di litri consumati solo nell'anno 2000, il 15,6 per cento in più rispetto all'anno precedente (fonte Information Resources-Food).


Si distinguono quattro categorie di succhi di frutta:
  • succhi di frutta
    Ottenuti per spremitura della frutta



  • succhi di frutta concentrati
    Sono ottenuti dal succo di frutta mediante l'eliminazione fisica di una parte dell'acqua di costituzione. La concentrazione deve essere di almeno il 50 per cento.



  • succhi di frutta disidratati
    Sono il prodotto in polvere ottenuto dal succo di frutta mediante procedimento di disidratazione.



  • nettari di frutta
    Sono bevande costituite per il 30 - 50 per cento (a seconda del frutto) da succo o polpa di frutta, addizionati con zucchero e acido ascorbico e diluiti con acqua minerale. Rispetto ai succhi, hanno un maggiore contenuto di zucchero, ma anche un minore contenuto di vitamine e di minerali. Non possono contenere più del 20 per cento di zucchero contro i 100 g/litro degli altri tipi.
Per i succhi di limone la soglia è elevata a 200 g/litro mentre è vietata l'aggiunta di zucchero nei succhi di mele.
Le «bibite alla frutta» invece non contengono pił del 12 per cento di succo puro e sono quindi molto più povere di vitamine e di sali minerali.
Sebbene sia molto difficile controllare la provenienza della frutta utilizzata per la produzione dei succhi, è bene tenere presente che spesso la coltivazione estensiva che le industrie impiantano nei paesi del terzo mondo o nelle zone limitrofe all'Amazzonia, può causare localmente danni ambientali.


Additivi alimentari consentiti
I succhi di frutta e i nettari di frutta non devono contenere additivi coloranti, ai sensi del D.P.R. 18.05.1982 n. 489.
Sono consentiti invece:
  • E 296 Acido Malico    fino a 3 g/litro

  • E 330 Acido Citrico    fino a 5 g/litro

  • E 270 Acido Lattico    fino a 5 g/litro

  • E 170 Carbonati di Calcio    quanto basta

  • E 300 Acido Ascorbico    quanto basta.

  • E 336 Tartrati di potassio    quanto basta
Non sono considerati ingredienti e quindi non vengono riportati sulla etichetta:
  • le sostanze utilizzate per la ricostituzione di un succo di frutta ottenuto da succo di frutta concentrato e di una purea di frutta ottenuta da purea di frutta concentrata.
  • gli aromi aggiunti al succo di frutta concentrato e al succo di frutta disidratato.
  • l'anidride solforosa (E 220) in quantità non superiore a 10 mg per litro.
  • i chiarificanti eventualmente utilizzati per rendere limpido il succo di frutta.

I succhi che contengono sciroppi di amido tendono a modificare la percezione del gusto dei bambini, aumentandone sempre di più il desiderio smodato di sapori dolci.

Produzione bibite

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