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Il termine probiotico è riservato a quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in
adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l'organismo.
Per alimenti o integratori con probiotici si intendono quegli alimenti che contengono, in numero sufficientemente
elevato (almeno un milione di unità per grammo), microrganismi probiotici vivi e attivi in grado di raggiungere
l'intestino, moltiplicarsi ed esercitare un'azione di equilibrio sulla microflora intestinale mediante colonizzazione
diretta.
Si tratta quindi di alimenti in grado di promuovere e migliorare le funzioni di equilibrio fisiologico dell'organismo
attraverso un insieme di effetti aggiuntivi rispetto alle normali attività nutrizionali. Qualsiasi altro effetto
decantato dalle pubblicità non è affatto dimostrato.
I probiotici sono miscele di microrganismi in genere addizionati principalmente a yogurt,
latti fermentati e formaggi; ma sono allo studio altri alimenti arricchiti come
gelati, prodotti spalmabili e prodotti a base di carne.
Un aspetto che riveste notevole importanza negli alimenti probiotici è la capacità della carica batterica
di sopravvivere al confezionamento e rimanere in quatità sufficientemente utile fino al momento del consumo (se
la coltura batterica contenuta nel prodotto probiotico è insufficiente, non farà certo male, ma non
apporterà nessuna azione benefica pubblicizzata).
La sopravvivenza di tali batteri ai processi tecnologici, alle fasi di formulazione, preparazione e
conservazione ed infine allo stoccaggio, costituisce di fatto il fattore limitante per
la realizzazione di prodotti probiotici.
Commercialmente, si accetta che al momento del consumo i prodotti probiotici debbano avere un concentrazione di 106
cellule vive per grammo, per un consumo complessivo per ogni prodotto di 108-109 cellule.
Al momento non vi sono informazioni esaurienti riguardanti il numero minimo di cellule probiotiche da ingerire per ottenere
un effetto significativo sulle diverse categorie di consumatori, ma si fa riferimento a valori
«raccomandati».
Nei latti fermentati ad esempio, l'associazione Fermented milks and lactic acid beverages Association of Japon ha introdotto
uno standard minimo corrispondente a 107 cellule vive per grammo o millilitro di prodotti freschi come formaggio, yogurt,
ecc.
Nell'ottobre 2006, l'associazione Altroconsumo ha analizzato in laboratorio 15 marche diverse di latti fermentati
probiotici. Le marche dei prodotti sottoposti al test erano: Carrefour, Coop, Danone, Fattoria scaldasole, Meran latteria
sociale, Mila, Nestle', Parmalat, Pianola, Stuffer, Vanetta e Vomo.
Risultato dell'analisi? la carica di lattobacilli e di bifidobatteri di alcuni prodotti è risultata
insufficiente: diversi probiotici non hanno una carica minima adeguata per procurare i presupposti benefici.
L'analisi ha poi messo in evidenza il problema degli zuccheri aggiunti: molti prodotti, spesso
destinati ai bambini, ne contengono davvero troppi.
Trova le discussioni che parlano dei prodotti probiotici
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