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Nel 2002 le stime indicavano in 7,2 milioni di gatti e 6,8 milioni di cani la popolazione animale in Italia, un mercato
che valeva 1,29 miliardi di Euro per un volume di circa 600.000 tonnellate.
Nel 2007 cani e gatti erano 14,5 milioni secondo i dati Istat, e la spesa in pet food consisteva in 4,7 miliardi di Euro
(dati Eurispes). Ma cosa mangiano i nostri animali?
L'industria dei cosiddetti pet food, cibi per animali, rappresenta un'estensione delle industrie di alimenti
destinati al consumo umano. Il settore pet food infatti apre un mercato per gli scarti della macellazione, per i
cereali «non adatti all'alimentazione umana» e per altri prodotti di scarto che non
potrebbero altrimenti offrire alcun profitto.
Per «scarti» si intendono intestini, mammelle, esofagi e, probabilmente, le parti malate o cancerose degli
animali macellati. Gran parte delle maggiori aziende americane produttrici di pet food appartengono a grandi
multinazionali alimentari:
Nestlè: Alpo, Fancy Feast, Friskies, Mighty Dog.
Heinz: 9 Lives, Amore, Gravy Train, Kibbles n Bits, Recipe, Vets.
Colgate-Palmolive: Hill's Science Diet Pet Food.
Mars: Kal Kan , Mealtime, Pedigree , Sheba.
Procter & Gamble: Eukanuba e Iams.
Nutro
Per le multinazionali alimentari controllare la produzione di cibi per animali è un investimento redditizio, un
mercato parallelo tramite il quale capitalizzare i propri prodotti di scarto. I prodotti commercializzati per
l'alimentazione di cani e gatti sono centinaia e la qualità è mediamente simile, anche se non tutte le aziende
ricorrono ad ingredienti potenzialmente pericolosi.
Quali sono gli ingredienti utilizzati nei cibi per animali?
Le proteine utilizzate nei pet food possono provenire da diverse fonti. Quando bovini, suini, polli,
ovini ed altri animali vengono macellati, i tagli scelti vengono separati dalla carcassa e destinati ad uso umano.
Nella produzione dei pet food, viene utilizzato tutto ciò che rimane della carcassa e che non è idoneo al
consumo umano (circa il 50%): ossa, sangue, intestini, tendini, legamenti e tutte le altre parti. Sulle
etichette, queste parti vengono descritte sommariamente come sottoprodotti: si tratta di
etichettatura ambigua perchè indica gli ingredienti ma non definisce i prodotti elencati.
La composizione nutritiva di questi sottoprodotti delle industrie zootecniche varia da lotto a lotto, spesso con margini di
variazione enormi. La richiesta di adeguare i pet food ai profili nutrizionali consigliati dall'AAFCO (Associazione
Americana per il Controllo degli Alimenti), non è in grado quindi garantirne l'apporto nutrizionale, fino a quando
non verrà analizzata la biodisponibilità degli ingredienti.
Farine di pesce, sottoprodotti ed ossa sono ingredienti comuni nei pet food. Quali possono
essere le conseguenze per cani e gatti alimentati con questi prodotti? Alcuni veterinari sostengono che gli
scarti della macellazione aumentano il rischio di cancro e di altre malattie degenerative.
I metodi di cottura usati nella produzione di pet food, come il riciclaggio e l'estrusione (pressione a caldo usata per "espandere" il
prodotto, trasformandolo in crocchette), non sempre distruggono gli ormoni (usati per far ingrassare il bestiame o per
farne aumentare la produzione di latte), nè gli antibiotici, nè i barbiturici usati come anestetici.
Negli ultimi 15 anni, il grasso proveniente dai ristoranti, negli USA, è diventato la principale componente grassa
dei pet food. Questi grassi, spesso contenuti in fusti da 50 galloni, vengono generalmente lasciati all'aperto per settimane,
esposti a temperature estreme, senza preoccuparsi del loro impiego futuro. Le aziende che riciclano questi grassi li
mischiano con altri tipi di grasso, li stabilizzano additivandoli con antiossidanti che ne ritardano il deterioramento e
vendono il prodotto finito ai produttori di cibo per animali.
Questi grassi vengono spruzzati direttamente nelle crocchette per renderle più appetibili. Il grasso agisce inoltre
come collante, al quale vengono infine aggiunti esaltatori di sapidità. I produttori di
pet food hanno scoperto che gli animali amano il gusto di questi grassi.
Negli ultimi 10 anni, la quantitą di cereali usati nel pet food è aumentata. Due
su tre degli ingredienti principali dei pet food, in particolare di quelli secchi, sono quasi sempre cereali.
Le proteine di soia sono un altro ingrediente comunemente usato nel pet food, come fonte energetica.
I produttori le utilizzano anche perchè inducono negli animali un senso di sazietà.
Additivi e conservanti
Molti prodotti chimici vengono aggiunti al pet food commerciale per aumentarne il gusto, la stabilità, le
caratteristiche o l'aspetto. Questi additivi sono utilizzati per rendere il prodotto più
attraente per il consumatore e più appetibile per l'animale.
L'impiego di possibili agenti cancerogeni come il BHA, il BHT
e la trimetilchinolina vengono permessi in quantità relativamente basse. Dato che i risultati dello studio originale
sulla sua sicurezza, effettuati dal produttore (Monsanto Company) della trimetilchinolina erano
insufficienti, gli è stato richiesto di effettuare un nuovo e più rigoroso studio, conclusosi nel 1996.
Malgrado la Monsanto non abbia trovato una tossicità significativa associabile al suo prodotto, nel luglio 1997 il
Centro di Medicina Veterinaria della FDA ha richiesto al produttore di ridurre della metà il livello massimo
di trimetilchinolina (75 parti per milione).
Mentre alcuni critici del pet food e alcuni veterinari credono che la trimetilchinolina sia la principale causa
di malattie, problemi cutanei ed infertilitą nei cani, altri sostengono che è il più sicuro, forte e stabile
conservante disponibile per i pet food. La trimetilchinolina è permessa per il consumo umano soltanto
come conservante per spezie (pepe di cayenna, chili) in una proporzione di 100 parti per milione, ma sarebbe molto
difficile consumare giornalmente una quantità di chili tale da raggiungere il quantitativo di trimetilchinolina che
un cane consuma tramite il cibo secco.
La farina di pesce e alcune miscele di vitamine, usate come integratori nei pet food, contengono conservanti chimici.
Per rispettare i requisiti necessari per poter etichettare un cibo come "completo e bilanciato", molti produttori effettuano
test di appetibilità quando sviluppano un nuovo pet food. Un gruppo di animali viene alimentato col nuovo cibo mentre
un gruppo di "controllo" viene alimentato con la formula attualmente venduta. Il volume totale mangiato viene usato come
misura per l'appetibilitą del cibo. Le aziende più affermate considerano questo genere di test il più
accurato controllo possibile dei valori nutrizionali effettivi del cibo e mantengono grosse colonie di cani e gatti per
questo scopo.
La maggior parte delle multinazionali che producono cibi per animali effettuano test invasivi su cani e gatti per
provare l'efficacia e la non-pericolosità dei cibi che producono. I test consistono nell'indurre malattie in
animali sani e provare a curarli coi cibi medicati. Gli animali vengono in questi casi tenuti sempre in gabbia in
stabulari appositi.
Per rendere nutrienti i cibi per animali molti produttori li "fortificano" con vitamine e
minerali. Spesso perchè gli ingredienti che utilizzano non sono di per sè completi,
la loro qualità può essere estremamente variabile ed il tipo di produzione distrugge gran parte delle loro
proprietà nutritive.
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