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E' un dolcificante di sintesi che fa parte dei cosiddetti «dolcificanti intensivi».
La neoesperidina diidrocalcone viene ottenuta mediante idrogenazione da un flavone glucoside
estratto dal pompelmo e dalle arance amare, dove è contenuto nel fiore, nel frutto e nella
scorza.
Si presenta come una polvere bianca cristallina inodore, ed è un dolcificante fino a 3000 volte più
dolce dello zucchero, con sensazione persistente nel tempo, ma il suo retrogusto tra la
liquirizia ed il mentolo la rende adatta soltanto per un numero limitato di alimenti.
Solubile in acqua fredda, in acqua calda e persino in etanolo, ha un effetto sinergico spiccato quando utilizzata in
combinazione con altri dolcificanti. Poco assorbita, la neoesperidina viene metabolizzata dalla flora intestinale. Essendo
una sostanza termostabile, mantiene le proprie caratteristiche in tutti quei prodotti che devono essere sottoposti a
processi di sterilizzazione o di pastorizzazione.
Poco utilizzata in Italia, la neoesperidina DC viene impiegata nella produzione della
birra analcolica, del sidro, delle conserve di frutta, dei prodotti della confetteria e
di alcuni dessert. Sviluppi recenti hanno aperto la strada per l'utilizzo della neoesperidina in quei prodotti farmaceutici
che necessitano di un miglioramento del gusto, come ad esempio dentifrici in pasta e colluttori. Secondo alcuni produttori
cinesi inoltre, a livelli molto bassi (1-5 PPM) aumenterebbe il sapore dell'alimento.
La Neoesperidina DC viene segnalata sulla etichetta dei prodotti alimentari a cui è
addizionata con la sigla E959; la DGA, Dose Giornaliera Accettabile, è di 5 mg per chilo di peso corporeo
nell'Unione Europea (300 milligrammi per una persona di 60 chili), mentre negli USA non è stata approvata come
edulcorante.
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E' bene comunque limitare l'uso di sostanze estranee ai metaboliti normali dell'organismo quando si aspetta un bambino. Si
suggerisce alle donne in gravidanza di limitare il consumo di prodotti senza zucchero ai prodotti che non contengono
edulcoranti intensivi.
E' preferibile evitare l'utilizzo di dolcificanti da tavola ai bambini almeno fino ai tre anni: per quanto riguarda gli
edulcoranti intensivi si pone il problema di un raggiungimento più rapido della DGA per via del ridotto peso
corporeo.
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