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Le multinazionali alimentari


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Ecco elencate qui le più importanti multinazionali alimentari del mondo. Le società non sono elencate in ordine di importanza.
I marchi ed i loghi presenti in questa pagina sono di proprietà dei legittimi proprietari.


Dole - Del Monte - Heinz - Nestlè - Philip Morris
The Coca-Cola Company - Unilever


Dole


Robert Murdock (Sky) è il maggior azionista della Dole, multinazionale alimentare che conduce affari in 94 paesi.
Fondata nel 1851 alle Hawaii, possiede 92.000 ettari di terra, di cui 32.000 in paesi nel sud del mondo (Costa Rica, Guatemala, Colombia, Honduras, Nicaragua, Ecuador, Thailandia, Filippine, Sudafrica, Jamaica e Camerun), possiede almeno 10 navi bananiere e ne gestisce altre 34.
In eterna concorrenza con la multinazionale Chiquita, Dole Food controlla più di un quarto del commercio internazionale delle banane. Nel maggio 2009 la multinazionale ortofrutticola è stata denunciata negli Stati Uniti dai familiari di 57 colombiani assassinati che l'accusano di aver pagato regolarmente, tra il 1997 e il 2007, il gruppo paramilitare di destra United self-defense forces of Colombia (Auc), che si sarebbe reso responsabile di migliaia di omicidi.


Del Monte Fresh Produce (Florida)


Multinazionale della frutta fresca (ananas, banane, meloni, mele), Del Monte conduce affari in 50 paesi e possiede 25.000 ettari di terre coltivate, dall'America centrale alle Filippine, controllando il 6 per cento del mercato mondiale delle banane.
Controlla i marchi: Batik, The Ati, Del Monte, Mangia&Bevi, Cirio, De Rica, Rubra (salse e sughi), La Pasta Rustica, Royal, Pizza Catarì.
La multinazionale è di proprietà della IAT, società con sede nelle Isole Cayman (noto paradiso fiscale), che appartiene all'emiro arabo Abu Ghazaleh.
Secondo dati aggiornati al 03/12/09, la multinazionale americana, ha riportato nel secondo trimestre 2009 dell'esercizio fiscale una crescita dei profitti del 24 per cento rispetto all'anno precedente. Nel periodo considerato l'utile netto si è attestato a 62,6 milioni di dollari, o 31 centesimi ad azione, rispetto ai 50,4 milioni di dollari, o 25 centesimi ad azione del periodo precedente.


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