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L'inulina è una fibra solubile, presente naturalmente in numerosi alimenti tra cui
carciofi, cipolle, banane ed aglio. Appartiene alla classe dei prebiotici, componenti
alimentari non digeribili che stimolano la proliferazione di numerosi batteri del colon.
Si tratta di un polisaccaride salutisticamente molto gettonato a causa di una serie di recenti
ricerche che ne hanno decantato numerose proprietà benefiche. Fra le proprietà che le vengono
attribuite c'è quella di facilitare la digestione e di ridurre la formazione di gas intestinali: l'assunzione di
inulina infatti aumenterebbe in modo spiccato nel tratto intestinale la presenza di Bifidobatteri e Lattobacilli
(fermenti lattici importantissimi per una corretta digestione e per la salute del Colon)
e comporterebbe una diminuzione del numero dei batteri ritenuti nocivi.
Per questo motivo molti prodotti a base di fermenti lattici, compresi i prodotti probiotici,
contengono anche inulina, utilizzata per migliorare la sopravvivenza dei fermenti lattici stessi e fornire un
substrato ben specifico alla flora batterica intestinale.
L'inulina quindi favorirebbe il riequilibrio della flora intestinale, potenziandone l'attività e migliorando il
metabolismo. Per i suoi effetti regolarizzanti sarebbe consigliata in caso di stipsi e diarrea.
Altri risultati di alcuni studi sugli animali e nell'uomo indicherebbero che l'inulina riduce il
colesterolo e i trigliceridi.
La sua dose giornaliera raccomandata va da 4 grammi a 8 grammi.

Industrialmente, l'inulina viene di solito estratta dalla radice della Cicoria (Cichorium intybus) oppure ottenuta tramite
processi di sintesi, e si presenta come una polvere di colore bianco-giallastro.
Secondo l'ipotesi di una ricerca della dottoressa Joanne Slavin pubblicata sul «Journal of the American Dietetic
Association (JAMA)»: invece Il consumo di grandi quantità di cibi industriali e la presenza di disturbi
gastrointestinali potrebbero essere collegati dal fatto che negli ultimi anni l'industria alimentare utilizza sempre di
più l'inulina come additivo addensante nella preparazione dei prodotti alimentari industriali.
Secondo i risultati di questo studio, questi sarebbero i limiti di tollerabilità: 10 grammi di inulina o 5 di
oligofruttosio al giorno. Oltre questa soglia, i disturbi gastrointestinali diventano probabili.
Tuttavia, restare nei limiti non è sempre facile: come detto, l'inulina viene utilizzata nella produzione di
numerosi alimenti, dalle barrette al cioccolato alle bevande, perchè il suo impiego oltre a consentire un'ampia
combinazione di vantaggi tecnologici e nutrizionali, permette di migliorare l'aspetto e la consistenza di un vasto gruppo
di categorie di prodotti.
Purtroppo la sua presenza viene indicata nell'etichetta dei preparati alimentari in svariati modi:
- inulina;
- estratto di radice di cicoria;
- oligosaccaridi;
- oligofruttosio.
E' quindi molto facile ritrovarsi a superare le dosi senza neanche immaginarlo.
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