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Che cos'è il ciclammato?
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ciclammato di sodio Con questo termine si identificano l'acido ciclamico (acido N-cicloesilsulfamico) e i suoi sali di sodio e di calcio.
E' una sostanza dolcificante prodotta sinteticamente che fa parte dei cosiddetti «dolcificanti intensivi». Il suo potere dolcificante, 30-50 volte maggiore rispetto al saccarosio, è relativamente modesto a confronto degli altri edulcoranti intensivi e varia per concentrazione, pH, presenza di aromatizzanti e tipo di matrice alimentare.
Il ciclammato è una sostanza acariogena che viene eliminata principalmente dal rene e in misura minore dall'intestino, per cui non fornisce calorie.
Nell'Unione Europea il suo utilizzo è anche consentito, oltre che come dolcificante da tavola, in una serie di prodotti industriali a basso potere calorico come le bibite, i dolci, i gelati, i dessert, le conserve di frutta a basso contenuto zuccherino, nei chewing-gum, nei sussidi dimagranti e negli integratori alimentari.
Viene segnalato sulla etichetta dei prodotti alimentari a cui è addizionato con la sigla E952 e la DGA (Dose Giornaliera Accettabile) è di 11 milligrammi per chilo di peso corporeo (660 milligrammi per una persona di 60 chili). Solitamente il ciclammato viene utilizzato mescolato ad altri dolcificanti per attenuarne il retrogusto metallico.
A dosaggi alti e ripetuti i ciclammati possono avere affetti lassativi ed effetti negativi sull'accrescimento.


I ciclammati sono cancerogeni?
Scoperto casualmente nel 1937 da Michael Sveda, un dottorando dell’università dell’Illinois e prodotto dalla potente Abbott Laboratories di Chicago, il ciclammato regnò negli USA come alternativa allo zucchero dal dopoguerra fino al 1970, quando la FDA lo mise al bando.
Un esperimento del 1969 condotto su 240 topi di laboratorio alimentati con una miscela di saccarina e ciclammato, rilevò che otto si ammalarono di tumore alla vescica. Alle cavie era stata fornita una dose di dolcificante pari a quella che avrebbe assunto un essere umano bevendo 350 lattine al giorno. Da quel momento gli studi si moltiplicarono ma nessuno riuscì a ottenere gli stessi risultati.
Il ciclammato fu classificato come cancerogeno e bandito dalle vendite negli USA. Non si sa ancora se la canceroginità fosse stata dovuta realmente ai ciclammati oppure alla saccarina. Nel '73 la Abbott chiese la riconsiderazione del prodotto alla FDA, che dopo aver visionato gli studi negò l'approvazione in quanto non era stata dimostrata l'innocuità dei ciclammati.
Nell'82 la Abbott ripresentò altri dati richiedendo nuovamente l'approvazione e nell'84 la commissione concluse che i dati indicavano l'innocuità dei ciclammati. Nel 1985 la national Academy of Sciences affermò invece che alcuni test suggerivano che i ciclammati possono promuovere la crescita dei tumori quando si combinano ad altri cancerogeni.
I ciclammati sono ancora oggi banditi negli USA e in Gran Bretagna ma sono stati approvati in Europa nel 1994. Alcuni test indicano che possono provocare danno genetico e atrofia testicolare, ma non esiste alcuno studio a lungo termine sui ciclammati e inoltre gli studi esistenti non sono indipendenti.
Una parte, circa il 30 per cento, può essere convertita da alcuni individui in cicloesammina, metabolita che ha dimostrato di provocare cancro nella vescica nei ratti (motivo per cui l'FDA ne ha probito l'uso negli USA). Secondo studi successivi però tale carcinogenicità sarebbe specifica solamente per il ratto, in quanto questo animale metabolizzerebbe il ciclammato in maniera differente rispetto all'uomo.
I ciclammati sono utilizzati in più di 50 paesi nel mondo. Una pubblicazione dell’Unione Europea dichiara che il ciclammato non da alcun segno di tossicità o carcinogenicità alle dosi consentite.


E' bene comunque limitare l'uso di sostanze estranee ai metaboliti normali dell'organismo quando si aspetta un bambino. Si suggerisce alle donne in gravidanza di limitare il consumo di prodotti senza zucchero ai prodotti che non contengono edulcoranti intensivi.
E' preferibile evitare l'utilizzo di dolcificanti da tavola ai bambini almeno fino ai tre anni: per quanto riguarda gli edulcoranti intensivi si pone il problema di un raggiungimento più rapido della DGA per via del ridotto peso corporeo.









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