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L'aragosta (Palinurus elephas) è probabilmente il prodotto della pesca più pregiato e maggiormente apprezzato dal punto di vista alimentare (ed anche uno dei più costosi sul mercato).
L'aragosta è un crostaceo che può raggiungere una lunghezza attorno ai 50 centimetri ed un peso di 8 chilogrammi (ma gli esemplari di queste dimensioni sono oramai divenuti praticamente introvabili).
Per raggiungere la misura regolamentare di 23 centimetri impiega 5 anni e subisce più di 20 mute. Possiede tredici paia di appendici due delle quali molto lunghe, cinque vengono usate per camminare. La coda dell'aragosta è a forma di ventaglio e gli occhi sono situati in cima a peduncoli mobili.
Viene commercializzata fresca o surgelata, e la caratteristica che differenzia maggiormente l'aragosta dal "cugino" astice è l'assenza di chele.
L'aragosta vive abitualmente in gruppo su fondali rocciosi o ghiaiosi, ricchi di anfratti dove si colloca facendo sporgere le antenne; di solito la si trova a profondità comprese tra 20 e 70 metri, ma può anche raggiungere i 200 metri. In Italia è diffusa soprattutto nei mari della Sardegna.
La riproduzione avviene a fine estate, quando si possono osservare le femmine con l’addome pieno di uova.
La colorazione dell'aragosta varia a seconda della specie:
  • aragosta rossa, vive nei fondali rocciosi del Mediterraneo e dell'Atlantico;



  • aragosta verde, ha lunghe antenne e proviene costa mediterranea francese e dalla Mauritania. Si suppone sia stata introdotta accidentalmente.



  • aragosta rosa, ha una carne poco compatta ed è pescata in Portogallo e nel Nordafrica;



  • aragosta bruna, simile all'aragosta rossa ma più piccola e meno pregiata. Proviene da Cuba.
L'aragosta non è allevabile; viene pescata con reti da posta, tremagli e con grandi nasse, e mantenuta viva fino al momento della vendita.
L'aragosta è da molti ritenuta un alimento afrodisiaco (viene citata come eccitante per le attività amorose già da Ateneo Dipnosofisti nel III secolo a.C.), ma nessun studio scientifico odierno ha mai riscontrato particolari qualità organolettiche tali da avvalorare questa ipotesi.


Come si cucina l'aragosta?


Poichè l'aragosta è un crostaceo molto delicato e che quindi deve essere consumato prima possibile, è preferibile acquistarla viva. In ogni caso gli individui freschi sono riconoscibili per i colori vivaci e l'assenza di cattivi odori. Le antenne non devono essere spezzate.
L'aragosta si consuma bollita (alcune ricette consigliano di immergerla ancora viva in acqua bollente per circa 10-15 minuti, ma i tempi di cottura variano a seconda della pezzatura), al naturale, ma meglio se condita con ingredienti acidi come succo di limone, aceto o pomodori (la classica catalana) poichè la sua carne è piuttosto dolce e potrebbe risultare stucchevole.
Gli intenditori preferiscono l'esemplare femmina a quello maschio perchè la sua carne risulta più compatta. Particolarmente apprezzato è il corallo, ossia l'ammasso di uova ancora attaccato all'animale.





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