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Che cosa sono i cibi afrodisiaci?


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Gli alimenti afrodisiaci non sono certamente un' invenzione moderna. La loro origine risale fin dalle antichità, dalla cultura Egiziana, Greca, Romana. Il termine afrodisiaco infatti data almeno 5.000 anni e deriva da Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza venerata dagli antichi Greci. Durante le feste dionisiache l'uso di cibi stimolanti era diffuso: i Greci consumavano tartufi, uova, miele ed anche frutti di mare (secondo la tradizione infatti la dea era nata dalla spuma del mare).
Con il termine afrodisiaco si intendono bibite, cibo, odori, erbe, spezie, ovvero tutte quelle sostanze capaci di favorire lo stimolo sessuale.
Queste alcune tra le più note:
  • Alimenti: aragoste, acciughe, ostriche, caviale, lardo, liquirizia, chili, curry, cioccolato, cosce di rana, carne di struzzo, tartufi, pomodori, cetrioli, punte di asparago, nocciole, fragole, petali di rosa canditi, spezie.


  • Bevande: alcool ed alcuni infusi.


  • Odori: profumi e colonie contenenti muschio, oppure ormoni chimici.


  • Prodotti naturali: Ginseng, Miura puama, Damiana, erbe medioevali (Periwinkle e Henbane), Mandrake, Catuaba.


  • Altri: corna di rinoceronte, sperma di cervo, olii essenziali, cristalli, essenze florali, musica, misticismo e pietre preziose.

Ma possono i cibi essere realmente afrodisiaci? Esiste un rapporto fra tavola e letto? Da una ricerca del CIRM datata 1999, circa la metà degli italiani crede al potere afrodisiaco di alcuni alimenti.

«La combinazione di varie reazioni sensoriali, la soddisfazione visuale alla vista di cibi appetitosi, la stimolazione olfattiva dei loro piacevoli odori e la gratificazione tattile che viene offerta ai meccanismi orali da piatti ricchi e saporiti, tende a portare verso uno stato di euforia generale,  favorevole all'espressione sessuale».

(Estratto e tradotto da l'Enciclopedia Britannica)


Esiste una prova scientifica, oppure questi poteri del cibo sono soltanto leggende e superstizioni popolari?


Secondo la scienza medica, esiste soltanto un rapporto indiretto fra il cibo e il desiderio sessuale. L'effetto sarebbe legato più alle modalità in cui la cena viene consumata, cioè l'atmosfera, l'intimità, che ad un processo chimico nel nostro organismo. Aragoste, crostacei, tartufi, spezie e tutta una serie di cibi proposti dalla tradizione popolare come alimenti afrodisiaci, per la scienza non hanno invece nessun potere afrodisiaco. Certo che una buona cena consumata in un ambiente gradevole, può dare un aiuto generico con la controparte (nessuna relazione "interessante" è infatti mai stata aiutata da un panino o da un sacchetto di patatine).
Alcuni recenti studi americani di biochimica alimentare tuttavia, hanno individuato nello zinco e nella vitamina E due sostanze in grado di favorire una normale vita sessuale, mentre è dimostrato che il triptofano è alla base della produzione nell'organismo della serotonina, sostanza che inibisce il desiderio sessuale.
L'alcool è in grado di limitare o di annullare il controllo abituale del Super-io (che controlla a sua volta il comportamento) ma se assunto in eccesso, oltre a sollecitare le premesse "cerebrali", ostacola la realizzazione delle fantasie amorose. In parole povere è provato che esiste un effetto disinibitore, sbloccando anche i "complessi" che limitano i più timidi, ma dietro questo effetto di partenza si può celare un intralcio organico al divenire dell'impegno fisico.
Anche una cena eccessiva, con il conseguente sovraccarico digestivo, può favorire la sonnolenza più che gli ardori sessuali. Per cui è bene che l'alimentazione della coppia sia basata su cibi leggeri, evitando i fritti e i grassi animali. Anche dolci e bevande zuccherine andrebbero limitate: sembra infatti che un'eccesso consumo di zuccheri possa determinare un calo della potenza sessuale.

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