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L'Italia è attualmente uno dei maggiori produttori di mitili (Mytilus galloprovincialis,
comunemente chiamati cozze, peoci o muscoli) a livello mondiale. Secondo i dati riportati nel
V° Piano Triennale della Pesca e dell'Acquacoltura, nel 1995 la produzione totale è stata di
circa 132.000 tonnellate, portando lItalia al primo posto in Europa e al secondo posto a
livello mondiale. Di questi, circa 30.000 tonnellate provengono dalla raccolta su banchi
naturali, mentre il resto è prodotto in impianti di allevamento situati, in gran parte, lungo
la costa Adriatica centro-settentrionale.
La molluschicoltura è una tipologia di allevamento può essere assimilata
all'acquacoltura estensiva in quanto i mitili, essendo organismi filtratori, traggono il
cibo dallambiente e lintervento umano riguarda la struttura dellimpianto (su pali in acque lagunari
o su long-lines in mare aperto), la sua manutenzione (verifiche dei cavi portanti e relativi agganci ai corpi morti,
controllo e sostituzione dei galleggianti, ecc.) e la gestione dei cicli di produzione (semina,
confezionamento delle reste, diradamento, ecc.).
Il «seme» viene generalmente reperito in primavera da banchi naturali o dalle strutture
degli stessi impianti (pali, cavi di ancoraggio, ecc.) e viene immesso in manicotti di rete
(reste) che vengono poi appese ai filari galleggianti a circa 2 - 2,5 metri dalla superficie
dellacqua o, in acque lagunari, alle ventie sostenute dai pali. Il raccolto ha inizio nel
tardo autunno, quando i mitili hanno raggiunto la taglia minima commerciale (5 cm). Durante il
ciclo di allevamento in sospensione vengono effettuate diverse operazioni di manutenzione
(pulizia e smistamento delle reste) al fine di favorire la crescita dei
molluschi e ridurne la mortalità.
Nellultimo decennio la molluschicoltura ha avuto un notevole incremento lungo la costa
dellAdriatico centro-settentrionale, dove si è assistito ad una generale tendenza allo
sviluppo di impianti di tipo long-line in mare aperto, meno soggetti al rischio di mortalità
elevate a causa delle crisi di ipossia che si verificano frequentemente in ambienti costieri
confinati. Recentemente, però, anche questi impianti hanno dovuto far fronte a notevoli
difficoltà legate da un lato a problemi di tipo ambientale, come la presenza di biotossine
algali (DSP), elevate produzioni di seme che tende ad insediarsi sulle reste stesse soffocando
i mitili sottostanti, mareggiate, ecc. e, dallaltro, a problemi di tipo economico, dovuti
al fatto che laumento dellofferta, anche da parte di altri paesi europei ed
extraeuropei, ha determinato una notevole riduzione dei prezzi di mercato.
Unaltra tecnica idonea ad aree di mare aperto consiste nello sviluppo di nuovi banchi
di mitili tramite limmersione, sul fondo marino, di opportuni substrati artificiali. In
questo caso lintervento da parte delluomo consiste semplicemente nel fornire
superfici utili per linsediamento delle larve presenti in abbondanza nell'ambiente e che,
altrimenti, andrebbero in gran parte perdute, e nella raccolta finale. Un esempio di questa
tipologia di allevamento si può ritrovare in alcuni impianti di barriere artificiali esistenti
lungo la costa adriatica centro-settentrionale presso i quali, oltre ai corpi tradizionali
(cubi in calcestruzzo), sono stati immersi anche gabbioni in cemento i cui travi portanti sono
particolarmente idonei allinsediamento e allaccrescimento di mitili grazie al
notevole flusso dacqua ed alle microcorrenti che si creano attorno ad essi.
I costi di investimento iniziali in questo caso sono più elevati rispetto a quelli richiesti
per gli impianti sospesi, ma si ha una minore richiesta di manodopera per la gestione
dellimpianto, una riduzione delle perdite causate dalle mareggiate, la possibilità di
commercializzare un prodotto di dimensioni superiori alla taglia minima legale ed una riduzione
dei rischi di contaminazione da biotossine algali la cui concentrazione tende a diminuire
con laumentare della profondità.
Grazie ai risultati ottenuti con lapplicazione di nuove tecniche di preingrasso, anche
lostricoltura può essere considerata attualmente un settore con buone prospettive di
sviluppo. Le tecniche di allevamento dell'ostrica sono simili a quelle utilizzate nella
mitilicoltura sospesa e il prodotto finale è qualitativamente competitivo a livello europeo.
Al momento attuale comunque, la produzione nazionale è estremamente limitata e solo recentemente alcuni
vivai hanno destinato a tale attività alcuni filari.
La reintroduzione dellostricoltura, un tempo ben avviata in alcune aree italiane, è
fortemente auspicabile anche in termini di diversificazione delle monocolture di mitili, con
conseguente riduzione dei rischi legati allinsorgere di patologie e parassitosi che
vengono inevitabilmente favorite da elevate densità di individui di una stessa specie.
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