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Acquacoltura di tipo intensivo


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impianto di acquacoltura intensiva in mare aperto L'acquacoltura intensiva di specie marine rappresenta un’attività in continua espansione, sia in termini di qualità che di quantità di prodotto.
In Italia gli impianti per questo tipo di acquacoltura sono per lo più rappresentati da allevamenti in vasche; le gabbie in mare, tecnologia oramai ampiamente consolidata in altri Paesi europei ed extraeuropei, hanno mostrato un processo di sviluppo negli ultimi anni e potrebbero rappresentare il futuro dell'acquacoltura marina.
La produzione italiana č attualmente basata sull’allevamento di spigola (Dicentrarchus labrax) e orata (Sparus aurata) e piccole quantità di sarago pizzuto (Diplodus puntazzo).
L’allevamento in vasche č un’attivitā che comporta alta tecnologia e alti costi in termini non solo di strutture, ma anche di energia. Le acque marine salmastre devono essere infatti prelevate dal mare (o bacini o pozzi salmastri) mediante pompe e condotte all’impianto di allevamento, previo trattamento di depurazione. Negli impianti, il ciclo parte dai riproduttori che vengono reperiti in natura. Tramite trattamento ormonale si stimola la maturitā sessuale e l’emissione dei gameti. Si procede quindi alla fecondazione delle uova in ambiente controllato (avanotteria) e, in successione, si segue la schiusa e lo sviluppo delle larve in ambienti condizionati. In parallelo, in appositi laboratori annessi, si procede alla produzione delle specie di fito e zooplancton che costituiscono la prima alimentazione e le prime prede differenziate delle larve e post-larve. Si segue infine tutta la fase di accrescimento dei giovani pesci (avannotti) mediante diete controllate basate sulla somministrazione di mangimi industriali bilanciati.
A causa dei costi elevati e dell’ampio spazio richiesto, non tutti gli avannotti ottenuti durante questa prima fase possono essere utilizzati dall’impianto nella successiva fase di ingrasso che porta gli animali alla taglia commerciale (250-300 g). Pertanto, una parte della produzione dell’avannotteria viene destinata ad altre imprese operanti nel settore dell’acquacoltura, sia in intensivo che in estensivo.
Gli impianti a terra  devono essere tenuti costantemente sotto controllo dal punto di vista igienico-sanitario ed ittiopatologico, in quanto le alte densità generalmente applicate favoriscono l’insorgere di infezioni virali o batteriche che possono provocare elevate mortalità o indurre malformazioni negli animali.
Le aziende che operano in mare, in zone protette o in aree aperte, sono ancora in numero limitato, nonostante le tecnologie disponibili lascino prevedere un crescente sviluppo di questa tipologia di allevamento. Attualmente in Italia gli impianti operanti con gabbie in mare sono 19, la maggior parte dei quali situati nel centro-sud.

Il crescente interesse per la piscicoltura in mare è da ricondursi sia a fattori di tipo economico (comporta investimenti di capitale inferiori rispetto agli impianti intensivi a terra), sia ad aspetti ambientali come l'elevato grado di antropizzazione e l’urbanizzazione del territorio, le conflittualitā per l’utilizzo dei corpi idrici, l’esigenza di contenere ogni attivitā che determini un incremento dei carichi inquinanti.



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