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Acquacoltura di tipo estensivo


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acquacoltura di tipo estensivo L'acquacoltura estensiva è la forma più economica e naturale di acquacoltura, di grande ed antica tradizione e capace di attivare aspetti collaterali di valorizzazione turistico-paesaggistica.
Questa forma di acquacoltura è possibile nelle aree costiere o comunque in prossimità alla costa che, per la loro geomorfologia particolare, presentano bacini, avvallamenti naturali del terreno (valli da pesca) e comunicazioni con il mare attraverso le quali avviene lo scambio d’acqua e di risorse, sia in direzione mare-terra che viceversa.
Gli esempi più caratteristici di questa tipologia sono le valli venete, le lagune dell'Alto Adriatico (Marano, Grado, ecc.), le "sacche" deltizie (Goro, Camarin, ecc.), le lagune costiere pontine del Medio Tirreno (Foglia, Caprolace, ecc.), gli stagni della Sardegna (Oristano, Cabras, Santa Gilla, ecc.).
Nell’acquacoltura estensiva in acque marine o salmastre gli organismi allevati appartengono generalmente a specie eurialine di acque costiere quali, ad esempio, anguille, spigole, orate, mugilidi.
L’intervento umano consiste fondamentalmente nel favorire la montata naturale autunnale di giovani pesci, che dal mare si muovono verso le lagune dove s’ingrassano e svernano, e nella loro cattura (con strumenti e metodi selettivi quando, in primavera-estate, gli animali, ormai cresciuti, tendono a riguadagnare il mare.
In questa attività l’interesse dell’operatore è volto non solo agli organismi allevati, ma anche all’ambiente stesso, dalle cui condizioni dipende la redditività dell’impresa. Pertanto, l’uomo ha il compito di mantenere vivo e vitale il bacino in cui viene effettuato l’allevamento provvedendo, dove è necessario, a favorire la circolazione idraulica, generalmente basata sui flussi di marea, e di assicurare che le sue acque risultino ben ossigenate, non inquinate e protette da sversamenti fisici, chimici e biologici di vario genere.
La minaccia a queste aree ed a questo tipo d’allevamento è data infatti dalle altre attività antropiche nelle aree limitrofe, quali quelle industriali, l’estensione edilizia e l’urbanizzazione abusiva, gli scarichi e gli inquinamenti di vario tipo e quant’altro alteri l’equilibrio ecologico e la fisionomia paesaggistica di questi suggestivi luoghi aventi un valore naturalistico e conservativo straordinario (zone umide) che va oltre l’attività acquicola.
Quando i bacini (stagni, valli, lagune, ecc.) più distanti e più interni rispetto al mare non riescono ad avere i benefici della “montata naturale” di avannotti o quando si sono ostruite le comunicazioni con il mare per motivi vari e si ha solo filtrazione d'acqua salmastra dal terreno senza alcun apporto diretto dal mare, vi è la necessità di inseminare i bacini con giovani pesci provenienti dal surplus di produzione delle avanotterie d'intensivo, contribuendo così ad ammortizzare gli alti costi tecnologici ed energetici legati a quest’ultima tecnica di produzione.


Al contrario dell'acquacoltura di tipo intensivo, nell'acquacoltura estensiva non vi è alcun apporto alimentare da parte dell'uomo ed il cibo è tratto esclusivamente dall'ambiente.


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