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Il rapporto con il cibo


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Oggi quasi tutti noi viviamo una vita accelerata, frenetica. Siamo sempre impegnatissimi con il lavoro, la famiglia, i figli, impegni sociali, culturali. Il tempo a nostra disposizione non basta mai. Si corre da un impegno all’altro, dal lavoro alla scuola, da una riunione al supermercato, dalla palestra a casa e così via. E ci rendiamo conto, che non abbiamo nemmeno potuto mangiare: non c'era tempo.
A questo punto ci si ferma in un bar a mangiare velocemente un panino in piedi, o un quadrettino di pizza camminando e bevendo frettolosamente una bibita, oppure in macchina mentre guidiamo.
Così praticamente il nostro rapporto con il cibo si riduce alla stretta necessità di far tacere il senso della fame. Questo modo di mangiare è errato, e a lungo andare può creare dei disturbi (gastrite, digestione lenta, colite).
Dobbiamo trovare il tempo necessario per mangiare! Possibilmente seduti, sereni e in compagnia.
Approfittiamo di questo momento per staccare un attimo dal lavoro, ci guadagna anche il nostro cervello. Durante il pranzo con i colleghi, con gli amici si può scambiare opinioni, esperienze o semplicemente raccontare le cose successe nella mattinata. Un ottimo metodo per aprire le nostre "porte" virtuali e permettere, alle idee altrui, di entrare in "casa nostra".
Così il pranzo diventa un atto non solo necessario, ma anche sociale e un incontro piacevole. Avremmo fatto un passo per migliorare il nostro rapporto formale con l’alimentazione.
Ma gli alimenti non sono semplicemente un insieme di sostanze nutritive inerte: oltre alle temute calorie contengono calore, sapore, profumo, colore, forza vitale, energia. Il cibo non è semplicemente proteine, grassi e carboidrati.
Pensiamo un attimo al nostro cibo preferito, oppure osserviamo i piatti esposti nei ristoranti, che già con il loro aspetto ci invitano, senza aver ancora sentito il profumo. Il cibo ci regala piacere visivo, olfattivo, gustativo. Dal cibo trae beneficio tutto il nostro organismo e dopo un pranzo piacevole ci sentiamo appagati, soddisfatti.
E qui rallentiamo un attimo. Non dobbiamo divorare il cibo.
Dobbiamo concederci il tempo necessario per mangiare. Buona regola sarebbe mangiare lentamente, masticando più volte lo stesso boccone. Perché? Per poter dar luogo all’inizio della digestione, perché la ptialina (enzima che si trova nella saliva) possa cominciare a "lavorare" attaccando il nostro boccone, ridotto a frammenti più piccoli possibili.
Inoltre dobbiamo concedere un po’ di tempo allo stomaco che possa mandare segnali verso il centro della sazietà, inibendo cosi il senso della fame. Nel frattempo possiamo gustare meglio il sapore del cibo, e non riempiamo lo stomaco troppo in fretta inutilmente con cibo eccessivo. Lo stomaco essendo un organo cavo, ha la capacità di dilatarsi e contenere circa 1 litro e mezzo di sostanze, può anche ricevere quantità in eccesso di cibo, ma è chiaro però che lo sottoponiamo ad un super lavoro (in condizioni normali per 3-4 ore lo stomaco mescola il cibo con degli enzimi digestivi, con il succo gastrico). Data la vicinanza col diaframma lo stomaco eccessivamente pieno impedisce i liberi movimenti dei muscoli respiratori, causando una caratteristica dispnea. Si potrebbe citare anche il senso di bruciore, la sonnolenza post-prandiale come conseguenze indesiderate di un pasto troppo abbondante. Sono oberati di lavoro anche il pancreas e il fegato. L’energia non consumata poi si trasforma in riserva di grasso, magari in eccesso.
Non dobbiamo trasformare il piacere di mangiare in problemi di salute. Un tempo venivano valutate solo le caratteristiche organolettiche, il valore nutrizionale e la salubrità. Oggi l'industria alimentare si preoccupa principalmente della conservazione degli alimenti e noi, in tempi di crisi economica, compriamo ciò che costa meno.
Ma i prodotti sono davvero tutti uguali?
E’ importante mangiare genuino. Gli alimenti hanno raggiunto un tale livello di manipolazione che a volte risulta difficile riconoscerne le caratteristiche organolettiche (odore, sapore, colore e simili). Anche il modo di lavorare la terra influisce sulla qualità dei prodotti, e non dobbiamo stupirci se le mele non hanno più profumo, se i pomodori non sanno di niente, se le coste o le biete hanno forme mastodontiche.
Se il cibo che introduciamo quotidianamente è povero dal punto di vista nutrizionale, anche il nostro corpo ne farà le spese. Le molte sostanze vitali (enzimi, vitamine, sali minerali, ecc.) andate perdute in crescite forzate, in processi di raffinazione e conservazione, saranno perse anche per il nostro organismo, le cui difese risulteranno sempre più compromesse, a tutto vantaggio del business dei farmaci.

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