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Tra le bevande ad uso sedativo, la camomilla è la più importante. Non
è stato tuttavia ancora individuato il principio attivo che determina l'effetto
antispasmodico e quella blanda sedazione che fanno della camomilla la bevanda calmante
per eccellenza. In alcuni individui inoltre, la camomilla ha invece un'azione eccitante,
ed anche di questo non sono note le cause.
Per la preparazione della bevanda nervina si usano i fiori, detti "a capolino", della
pianta erbacea Matricaria (detta anche "comune" o "volgare"), alta 20-40 cm.
L'infuso classico si ottiene mettendo in acqua bollente un pizzico di fiori di
camomilla; le dosi possono essere solo indicative data l'enorme variabilità
della composizione: si va dai 5 grammi di fiori interi per gli usi più comuni
ai 10 grammi per usi più energici, con tempi di infusione da 5 a 60 minuti,
dopodichè si filtra il liquido e lo si beve dopo averlo addolcito con
zucchero o meglio ancora con miele.
La camomilla è una pianta di cui fin dall'antichità sono note le virtù
sedative: già in epoca precristiana se ne faceva un uso medicinale.
Alla camomilla si riconoscono anche altre proprietà (non a caso fa parte della
farmacopea ufficiale italiana), tra cui quella digestiva, quella antireumatica,
antinevralgica e persino antipiretica.
L'infuso, oltre che bevuto, può essere applicato con impacchi: per esempio
quando gli occhi sono stanchi ed irritati sono utili impacchi applicati per almeno
15 minuti.
Le proprietà della camomilla sono dovute all'olio essenziale ed in particolare
ad un suo costituente: il camazulene. La quantità presente determina il sapore
ed il colore del dell'infuso, e quindi l'efficacia. L'olio essenziale varia dallo
0,2 allo 0,6 per cento del peso, soddisfacendo il limite minimo dello 0,04 per cento
stabilito da una legge del 1940, anche se la farmacopea attuale considera invece lo
0,4 per cento come limite minimo.
La camomilla viene in gran parte importata (Ungheria, Argentina, Egitto, ecc.) in
quanto la produzione nazionale è limitata a poche ma grandissime aziende
agricole. Poichè cresce spontanea nei campi incolti, possiamo raccoglierla
anche da noi; i coltivi invece sono da evitare in quanto la camomilla è
una pianta infestante combattuta con diserbanti.
Per avere la massima concentrazione di principi attivi deve essere raccolta tra maggio
e metà giugno, quando i fiori cominciano ad aprirsi, nel primo mattino di
giornate asciutte. I fiori raccolti vanno essiccati distesi all'ombra di un luogo
ventilato, e poi conservati al riparo dalla luce in un recipiente di vetro ben chiuso.
Camomilla in bustina
In etichetta viene indicato il tipo di camomilla. Quella
setacciata è la più ricca di principi attivi. Quando vi sono diciture
del tipo «contiene tutte le parti del fiore» siamo invece di fronte ad una miscela di
fiori interi e fiori sfatti (camomilla "corrente" o "prima").
Alcune ditte utilizzano anche una miscela costituita da pochi fiori e molti gambi
(camomilla macinata), povera di principi attivi, più amarognola, apprezzata nel
nord Europa.
Le bustine possono anche contenere piccole quantità di vegetali estranei, ossia
semi o fiori infestanti della camomilla. Questo non accade nei fiori interi, venduti
con il nome di "fiori puri", "extra" o "sopraffina bottonata". Nonostante in etichetta
venga consigliato l'uso di una bustina per tazza, ne occorrerebbero 2 o 3 per
raggiungere la dose indicata dagli erboristi.
In etichetta viene anche indicata la data di scadenza: infatti la camomilla perde gran
parte delle sue proprietà dopo due anni.

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